Le Cantine Produttrici
Le 12 cantine selezionate per il Ghemme DOCG:
Storia e Identità
Tra le dolci colline novaresi, dove la vite disegna il paesaggio accanto a boschi e corsi d’acqua, nasce uno dei grandi rossi del Piemonte settentrionale: il Ghemme DOCG.
Qui il Nebbiolo – localmente chiamato Spanna – incontra la Vespolina e talvolta l’Uva Rara, dando vita a un vino elegante e profondo, capace di unire finezza aromatica e armonia.
Il Ghemme rappresenta l’anima più avvolgente del Nebbiolo del Nord Piemonte: meno austero rispetto ad altre espressioni, ma sorprendentemente elegante, con una naturale vocazione all’invecchiamento.
È il frutto di un paesaggio unico e di una comunità che, da secoli, custodisce e rinnova un sapere antico.
Le radici di una tradizione millenaria
La viticoltura a Ghemme affonda le sue radici in epoca antichissima, precedente persino alla dominazione romana. Proprio i Romani lasciarono testimonianze importanti: il territorio era noto come “pagus agaminus”, l’unico documentato nel Novarese: la lapide di Vibia Earina, liberta di Vibio Crispo, senatore romano ai tempi di Tiberio, rinvenuta nei pressi di Ghemme. E' un reperto archeologico di indiscussa affidabilità che testimonia, nella zona, la coltivazione della vite fin dai tempi dei romani.
Nel Medioevo furono i canonici di San Giulio d’Orta a valorizzare la coltivazione della vite, affidandola agli esperti vignaioli locali. Ma è dal Quattrocento che il Ghemme conquista una fama più ampia: diventa infatti vino apprezzato e richiesto alla corte dei Visconti e degli Sforza a Milano, attirando investimenti e interesse da parte delle nobili famiglie lombarde e novaresi.
Tra Seicento e Settecento la sua notorietà cresce ulteriormente, fino a essere conteso dalle migliori osterie milanesi. Già allora si parlava di “ronchi”, appezzamenti distinti per qualità e caratteristiche, anticipando il moderno concetto di cru.
Nell’Ottocento, grazie all’impegno dei produttori locali, il Ghemme raggiunge riconoscimenti anche internazionali, viaggiando fino in Australia e nelle Americhe.
Il percorso verso l’eccellenza è coronato dal riconoscimento della DOC nel 1969 e della DOCG nel 1997, consacrandolo tra i grandi vini italiani.
Curiosità
Il Ghemme non è solo un vino: è anche cultura, tradizione e memoria.
- Nell’Ottocento, lo storico Bianchini racconta un’usanza affascinante: nelle famiglie aristocratiche si stappava una bottiglia di Ghemme la sera della vigilia di Natale, davanti al camino, tra profumi di ginepro e lauro.
- In epoca romana, nei pressi del paese fu rinvenuta la celebre “coppa Trivulzio”, con l’iscrizione augurale “bibe et vivas multis annis” (“bevi e vivi a lungo”).
- Il vino era talmente diffuso nell’antichità che il territorio adottò come simbolo un grappolo d’uva accanto alle spighe di grano.
- Nell’Ottocento, negli Stati Uniti, il Ghemme veniva persino consigliato come “medicinal corroborant wine”, a testimonianza delle sue virtù riconosciute.
- Anche la letteratura lo celebra: Antonio Fogazzaro che nel primo capitolo di “Piccolo mondo antico”, del 1895, cita il “vin di Ghemme” come accompagnamento di un pranzo organizzato dalla marchesa Maironi, e gli fa eco Mario Soldati, che nel suo racconto “L'albergo di Ghemme” decanta questo vino: “Il Ghemme: eccellente, prim’ordine”.
- Un curioso personaggio medievale, Giacomino de Bechis detto “potor” (bevitore), padre del fondatore di una cappellania alla Beata Panacea nella chiesa di Ghemme nel 1448.
- Nel 1904 l’enologo Luigi Nicolini scriveva: “Il Ghemme… rallegra lo spirito, eccita la fantasia, promuove l’appetito…. E don Angelo Stoppa nel suo “Il vino di Ghemme”: esaltava questo “splendido nettare, degno di onorare ogni mensa, da quella semplice e frugale di un simposio familiare a quella raffinata ed elegante di un banchetto uffficiale”
- Il Ghemme era considerato uno dei vini “da cantina” per eccellenza, prodotto per durare nel tempo più che per il consumo immediato.
“L'elemento pedoclimatico è fondamentale per ogni vino qui conferisce struttura, eleganza e una trama tannica fine, con una complessità aromatica che cresce nel tempo.”
Profilo Sensoriale
rosso rubino con riflessi granati
secco, armonico, tannini eleganti, buona freschezza
18–20 °C
Profumi
Scheda Tecnica
Scarica disciplinare- Grado alcolico minimo
- 12% Vol. Ghemme D.O.C.G. - 12,5% vol. Ghemme D.O.C.G. Riserva
- Invecchiamento
- Ghemme D.O.C.G.: 34 mesi (di cui almeno 18 in legno) - Ghemme D.O.C.G. Riserva: 46 mesi (di cui almeno 24 in legno)
- Resa per ettaro
- 8 T/Ha.
- Altitudine vigneti
- 220–400 m s.l.m.
- Vitigni secondari
- Vespolina, Uva Rara
- Tipologie ammesse
- Ghemme DOCG, Ghemme DOCG Riserva
- Occasioni
- pranzi importanti, cene conviviali, degustazioni guidate
- Stile
- elegante, complesso, strutturato
- Evoluzione
- sviluppa sentori di sottobosco, cuoio e spezie dolci
- Potenziale invecchiamento
- 10–25 anni
Abbinamenti consigliati
- arrosti
- brasati
- selvaggina
- formaggi stagionati
Piatti del Territorio
- tapulone
- risotti ricchi
- carni in umido
I Vini di Ghemme DOCG
Le etichette disponibili in enoteca, raggruppate per cantina produttrice.





